domenica 24 giugno 2012

Leadership e influenza sociale

Molte volte incontriamo le nozioni di "leader" o di "leadership". L'uso di termini anglosassoni è da ricondursi non tanto ad una moda, quanto al fatto che si tratta di vocaboli più duttili e che hanno un tono meno tradizionalmente autoritario dei corrispondenti termini "capo" e "comando".
S'impongono, a questo proposito, alcune osservazioni fondamentali:
  • L'autorità, il potere, riguardano al tempo stesso un'azione, un'operazione del leader e una relazione di questi con il gruppo che dirige.
  • L'esercizio pratico dell'autorità dipende contemporaneamente dalle norme collettive ambientali, dalle situazioni concrete in causa e dalla personalità propria del capo.
Un esame di questi problemi implica una triplice prospettiva:

  1. quella della leadership come FUNZIONE in un gruppo (prendendo in considerazione particolarmente le condizioni alle quali emerge, attraverso i vari giochi d'influenza);
  2. quella della leadership come RELAZIONE, che può avere una varia tipologia, e in conseguenza di ciò avere diversi effetti sul clima e sulla produzione del gruppo;
  3. quella della leadership come ATTITUDINE individuale, quell'attitudine che viene spesso definita "ascendente personale", che implica problemi di carattere e deve essere ricondotta a circostanze e generi di compiti diversi.

venerdì 22 giugno 2012

Abuso di autorità del leader

Sebbene l'autorità possa essere vista come un aspetto essenziale della leadership e dell'organizzazione sociale, abusarne può seriamente disturbare le relazioni interpersonali. Una dozzina di semplici comportamenti sotto riportati dimostrano la corrosione attraverso l'autorità:
  1. Costruire barriere: la persona con autorità inizia ad innalzare se stessa e ad allontanarsi dagli altri, usando segretari, uffici speciali, emissari o altri mezzi.
  2. Utilizzare le persone come attrezzi: la persona con autorità si rivolge agli altri come fossero strumenti da usare per la sua volontà. Questo comportamento è impersonale e deumanizzante.
  3. Non controllare sè stessi: la persona agisce arbitrariamente e non vede il proprio bisogno di controllo perchè crede di non poter sbagliare. La validità del suo comportamento gli sembra evidente e lo porta a non collaborare con gli altri.
  4. Far pesare il proprio livello: la persona con autorità si rivolge agli altri in termini relativi alla loro posizione gerarchica, ossequiando l'élite e con condiscenza verso i subordinati.
  5. Usare linguaggi speciali: la persona usa parole, abbreviazioni ed etichette in modi speciali.
  6. Eliminare opposizioni: la persona autoritaria non tollera veri disaccordi. Demolisce o distrugge chi dissente.
  7. Mostrare pseudo-umiltà: la persona è protettiva e dolce a volte, indifferente altre.
  8. Sottolineare regole e conformità: la persona insite su una sempre crescente serie di regole, enfatizza modi convenzionali e conformismo, tende ad evitare i rischi di cambiamento.
  9. Dicotomizzare: la persona considera le cose giuste o sbagliate, buone o cattive. E' intollerante verso l'ambiguità.
  10. Non tenere veri rapporti con i subordinati: la persona seleziona donne e uomini con il criterio della propria adulazione. Sceglie gli adulatori.
  11. Divenire duri quando si è ansiosi: la persona vuole lavoro duro, usa la mano pesante, usa il potere come modo conveniente per negare l'ansietà e seppellisce se stessa nel lavoro, senza essere veramente produttiva.
  12. Negare l'introspezione: la persona nega il suo lato più debole, cioè le emozioni in generale e i sentimenti come la tenerezza e la passività. Essa inoltre nega le proprie difese e i conflitti interni.

martedì 19 giugno 2012

La formazione è apprendimento-cambiamento

La formazione si identifica con il processo di apprendimento, e non esiste aqpprendimento che non sia anche cambiamento. Esistono cambiamenti che non implicano apprendimenti.

La formazione è un insieme di attività programmate e verificabili, finalizzate al passaggio degli utenti da un livello di capacità di lavoro a un altro diverso.
La formazione è una pratica che produce un "delta" direttamente e con pochi aggiustamenti, applicabile al lavoro.
La formazione è un insieme di esperienze al termine delle quali l'utente sa fare di più, meglio o diversamente un certo lavoro. Animazione, psicoterapia, selezione, negoziazione, comunicazione e così via sono pratiche degnissime e utilissime ma diverse dalla formazione.

Apprendere significa mettere dentro di noi qualcosa di nuovo o diverso, aggiungere o spostare parti delle nostre credenze, sviluppare certe parti di noi o del mondo la cui esistenza preme per alterare il nostro precedente equilibrio adattivo. Ogni apprendimento implica un cambiamento della nostra forma precedente.
Apprendere significa spostare parti del nostro mondo e spostare queste parti implica cambiare la forma del nostro mondo interno.
Apprendere significa far propria la novità che ci porta alla traumatica rottura col passato. Apprendere implica, dunque cambiare, rischiando consapevolmente e responsabilmente l'incertezza, la catastrofe, la emarginazione, la colpa.

I committenti e gli utenti della formazione vogliono apprendere-cambiare ma insieme vogliono ostinatamente non apprendere alcunchè e conservare. Una catena che possiamo così descrivere:

    FORMAZIONE = APPRENDIMENTO = CAMBIAMENTO = AMBIVALENZA = DIFESA

Una catena che può essere affrontata solo mediante una alleanza fra formatore e formando; l'alleanza è la caratteristica propria dell'azione formativa che la differenzia da ogni altra pratica al mondo del lavoro.

Se una domanda di formazione è traducibile in apprendimento-cambiamento è una domanda propria e se invece essa auspica un cambiamento che è attivabile con altri mezzi, abbiamo una domanda impropria.

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venerdì 15 giugno 2012

Efficacia della comunicazione

La comunicazione è un processo determinante che permette il funzionamento di un gruppo garantendo lo scambio di informazioni, finalizzandolo al raggiungimento di risultati. Ma facendo ciò la comunicazione orienta le relazioni tra le persone, partecipa al gioco dell'attrazione e dell'ostilità, decide dell'accordo e del disaccordo, alimenta la collaborazione e il conflitto.
La comunicazione fa il gruppo, ovvero il gruppo si fonda sullo spazio discorsivo e dentro questo spazio c'è la noia, l'ascolto, il silenzio, la confusione.
La comunicazione come processo è legato alle reciproche posizioni dei membri del gruppo ed è vincolato ai rispettivi ruoli: le parole assumono la posizione duplice di dati e opinioni, di conoscenze e impressioni, di fatti e sensazioni. Tutto questo nella direzione dei risultati attesi e delle decisioni da assumere. La comunicazione diventa il dialogo "qui e ora".
I confini della comunicazione sono: la direzione del presente, la progettualità del futuro, la memoria del passato.