Un bel giorno sento urlare nel cortile dove abito. Urlava a squarciagola un vecchio calvo. Urlava ed imprecava perché in quella limpida giornata di agosto qualcuno gli aveva sputato sul cranio. Ma a dire il vero lui aveva sentito diversi sputi poggiarsi sula testa ormai senza più capelli. I responsabili degli sputi erano due bulli che da due diverse abitazioni, lassù in alto, avevano sputato proprio per colpirlo. Ma c'era qualche ragione per averlo fatto, anche se la cosa in sé è già molto sconveniente? No nessuna in particolare, semplicemente si annoiavano e avevano visto una bella capa lucida che sapevano di chi fosse, ed hanno sputato. Prima c'è stata un'intesa fra loro due e poi hanno sputato quasi in contemporanea sul malcapitato che passava lì sotto. Il povero anziano calvo quando ha sentito che la saliva lo aveva colpito ha iniziato ad inveire contro i due ragazzotti, ma loro per tutta risposta hanno continuato a sputare e gli hanno urlato che se scendevano allo sputo ci sarebbe stato dell'altro che si sarebbe scagliato contro il suo cranio. Il calvo quel punto ha chinato la testa e quasi vergognandosi della sua calvezza ha proseguito velocemente il cammino verso casa preoccupato che questi due giovanotti scendevano e lo riempivano di botte, oltre che di sputi. Tutto ciò è avvenuto nella centralissima e civilissima Milano, dove l'anzianità la si rispetta in questo modo: sputandogli addosso e se uno reagisce gli si da anche una manica di botte.
Io che ho assistito alla scena dopo un po' di tempo ho incontrato quell'anziano e gli ho detto perché non denunciava l'accaduto alle autorità competenti. Non mi ha nemmeno risposto. Ho provato io a raccontare l'episodio al commissariato di polizia e a chiedere se potevo io fare una denuncia. No non potevo, la denuncia doveva essere la vittima dell'accaduto a farla. Ma la migliore risposta che poteva fare l'anziano calvo è stata, con il tempo, quella di sostenere il gruppo di cittadini che hanno formato il gruppo con l'obiettivo di cambiare.
Credete che l'anziano calvo non abbia più incontrato quei due ragazzotti che gli hanno sputato? Tutt'ora quell'anziano come vive, dopo anni, questa situazione? Quante volte da allora quell'anziano ha dovuto chinare il capo? Qualcuno mai se lo è chiesto?
linea d'ombra
formazione, consulenza, sviluppo organizzativo, animazione
mercoledì 4 luglio 2018
venerdì 29 giugno 2018
LA PIETA' L'E' MORTA
Una donna aveva un male inguaribile, un tumore maligno che nel giro di pochi mesi l'ha portata alla morte. Una donna che per sua natura era già smilza e piccola, con il male è diventata un "cucciolotto", Così il marito la chiamava amorevolmente. Questa storia l'ho saputa dopo la sua morte e me l'ha raccontata il marito. Sandra, così si chiamava, sapeva che sarebbe morta molta velocemente e sapeva che con il suo avvicinarsi sarebbero venute delle persone a trovarla e dopo i funerali sarebbero venute a portare le condoglianza al marito. Figli non ne avevano, erano una coppia che vivevano una grande e assoluta storia d'amore con un certo distacco dal mondo. Dopo una vita di lavoro erano in pensione, passavano la giornata leggendo e passeggiando….nella contemplazione amorevole l'uno per l'altro. Sandra era donna con una forte attenzione alla pulizia della casa, ma in particolare nel periodo prima della morte, poiché sapeva che sarebbe arrivata, voleva tenere tutto pulito. Ma accadeva che una ragazzina al piano di sopra, anche lei a conoscenza della morte della signora Sandra, gli fave i dispetti: il cane che faceva i propri bisogni sul pianerottolo, urla e schiamazzi alle finestre, gli urlava che non vedeva l'ora che morisse. Si proprio così ad una che aspettava di morire gli gridava: "non vedo l'ora che muori". Insomma faceva la bulla, forse anche un po' di più. Ebbene Sandra l'ha accontentata, nel giro di qualche mese è morta. Adesso tocca al marito subire la violenza della bulla. Speriamo che si ribelli alla violenza di questa personaggetta che spadroneggia a destra e a manca con i più deboli.
lunedì 25 giugno 2018
COME TERRORIZZARE UN QUARTIERE
Scegliere un volontario presso un'associazione sembra che sia diventata un'attività estremamente delicata, soprattutto se l'associazione ha dei legami profondi con il quartiere dove svolge la sua attività ed in particolare con alcuni gruppi sociali di quel quartiere.
Proviamo ad andare un po' indietro nel passato agli anni '70 quando nei quartieri popolari spadroneggiava la delinquenza in particolare quella che agiva sul territorio milanese ma di riflesso a quello che accadeva in alcune regioni dell'Italia tipo Calabria, Campania e Sicilia. Molti di questi gruppi criminali erano legati ed in molti casi agivano su mandato delle famiglie camorristiche, ndraghetiste o finanche mafiose. Diciamo così, "aprivano" territori ancora vergini alle loro organizzazioni di appartenenza. E i loro settori criminali erano l'organizzazione della prostituzione, lo spaccio di droga, le rapine nelle banche, i furti nelle case, l'usura, il pizzo e molte altre, ma c'era una a cui si dedicavano in particolare alcuni: quelle delle occupazioni degli alloggi pubblici, attività criminale oggi preferita da gruppi di immigrati. Ma allora, negli anni '70 e '80 erano gli italiani provenienti da alcune regioni che detenevano il monopolio di tali azioni criminali. Alcuni di questi si sono poi messi in conto proprio staccandosi dalle famiglie d'origine, le quali in molti casi hanno reagito violentemente con il loro omicidio, per alcuni, per altri invece hanno "lavorato" ad intermittenza, possiamo dire alla bisogna venivano attivati oppure erano "dormienti" e quindi svolgevano in apparenza occupazioni regolari. I gruppi di comando su un territorio si formavano con le dinamiche di tutti i gruppi: intorno al capo, di solito quello più violento, c'erano i gregari. Quando il capo veniva arrestato o veniva sostituito da altri, di pari violenza, oppure il gruppo si scioglieva e tutti gli altri tornavano gradualmente ad occupazioni più o meno regolari, ma sempre a "disposizione" del crimine.
Alcuni di questi personaggi pur continuando a vivere in un quartiere erano ormai conosciutissimi per la loro storia personale e di fatto venivano emarginati, esclusi dalle relazioni sociali, non riuscivano nemmeno ad avere delle occupazioni servili e marginali. Quella di diventare un volontario di un'organizzazione è una opportunità di riabilitazione agli occhi della gente, ma di fatto significa poter continuare ad organizzare in modo diverso quello che prima veniva fatto in modo illegale. In questo modo il quartiere continua ad avere nel proprio seno gli stessi elementi criminali e terrorizzati da questi con un potere accresciuto e diverso, questa volta dettano legge, siamo arrivati al punto di avere a disposizione consulenti legali per intimidire e piegare la gente per bene ai loro voleri.
….. continua …….
Proviamo ad andare un po' indietro nel passato agli anni '70 quando nei quartieri popolari spadroneggiava la delinquenza in particolare quella che agiva sul territorio milanese ma di riflesso a quello che accadeva in alcune regioni dell'Italia tipo Calabria, Campania e Sicilia. Molti di questi gruppi criminali erano legati ed in molti casi agivano su mandato delle famiglie camorristiche, ndraghetiste o finanche mafiose. Diciamo così, "aprivano" territori ancora vergini alle loro organizzazioni di appartenenza. E i loro settori criminali erano l'organizzazione della prostituzione, lo spaccio di droga, le rapine nelle banche, i furti nelle case, l'usura, il pizzo e molte altre, ma c'era una a cui si dedicavano in particolare alcuni: quelle delle occupazioni degli alloggi pubblici, attività criminale oggi preferita da gruppi di immigrati. Ma allora, negli anni '70 e '80 erano gli italiani provenienti da alcune regioni che detenevano il monopolio di tali azioni criminali. Alcuni di questi si sono poi messi in conto proprio staccandosi dalle famiglie d'origine, le quali in molti casi hanno reagito violentemente con il loro omicidio, per alcuni, per altri invece hanno "lavorato" ad intermittenza, possiamo dire alla bisogna venivano attivati oppure erano "dormienti" e quindi svolgevano in apparenza occupazioni regolari. I gruppi di comando su un territorio si formavano con le dinamiche di tutti i gruppi: intorno al capo, di solito quello più violento, c'erano i gregari. Quando il capo veniva arrestato o veniva sostituito da altri, di pari violenza, oppure il gruppo si scioglieva e tutti gli altri tornavano gradualmente ad occupazioni più o meno regolari, ma sempre a "disposizione" del crimine.
Alcuni di questi personaggi pur continuando a vivere in un quartiere erano ormai conosciutissimi per la loro storia personale e di fatto venivano emarginati, esclusi dalle relazioni sociali, non riuscivano nemmeno ad avere delle occupazioni servili e marginali. Quella di diventare un volontario di un'organizzazione è una opportunità di riabilitazione agli occhi della gente, ma di fatto significa poter continuare ad organizzare in modo diverso quello che prima veniva fatto in modo illegale. In questo modo il quartiere continua ad avere nel proprio seno gli stessi elementi criminali e terrorizzati da questi con un potere accresciuto e diverso, questa volta dettano legge, siamo arrivati al punto di avere a disposizione consulenti legali per intimidire e piegare la gente per bene ai loro voleri.
….. continua …….
giovedì 21 giugno 2018
IL RAGAZZO DOWN
Davide è un ragazzo affetto dalla sindrome di down. Pur avendo più di trenta anni rimane un ragazzo. Ieri ho incontrato la mamma che ragazza non lo è più, ha circa ottanta anni, ma rimane una donna brillante, attiva. Davide e la mamma vivono insieme in un alloggio delle case popolari al primo piano. La mamma per quel ragazzo farebbe e fa di tutto: va a fare spesa, torna cucina, lo accompagna alla associazione, lo riportano con uno speciale furgone e poi in casa tante ore……
"Signor Luciano mi aiuti lei, io e Davide non ne possiamo più", così mi dice fermandomi. Dice che ogni qualvolta che Davide sente urlare sotto casa, piange, si agita, inizia ad andare in giro per tutta la casa cercando di nascondersi dalla paura. E lei, la mamma, lo segue in tutti gli angolini della casa riparati, dove il rumore è un po' attutito e l buio.
Ma chi è che urla sotto casa? Altri ragazzi che felicemente giocano. Chi se ne frega se in casa di Davide, invece si soffre. Chi se ne frega, se la mamma disperata lo coccola. "Signor Luciano, per favore, mi aiuti" così la mamma si rivolge a me quel pomeriggio e mi parla di quando il marito era in vita e che insieme all'altro figlio abitavano in una bella casa e dove venivano rispettati e Davide lo coccolavano tutti. Poi il marito è morto e lei ha dovuto lasciare la casa dove aveva passato una vita e venire in questo slum milanese……."signor Luciano, per favore, mi aiuti".
Mi parla e piange, piange….. piange….mi dice che Davide non può stare neanche un minuto insieme agli altri ragazzi perché diventano con lui crudeli, gli fanno del male per gioco, solo per divertirsi.
Mi parla e piange, piange….. piange………."quando morirò Davide rimarrà da solo" ed è disperata per lui. Non c'è una persona che difende Davide e lui urla dal dolore. Urla affinché il mondo gli voglia un pochino bene.
Davide, quando lo incontro, mi guarda con occhi dolci, ma non sa se può fidarsi o meno. Ha ricevuto da altri solo sofferenza e la mamma è lì come un angelo a proteggerlo. Spero per tanto tempo.
Ciao Davide!
"Signor Luciano mi aiuti lei, io e Davide non ne possiamo più", così mi dice fermandomi. Dice che ogni qualvolta che Davide sente urlare sotto casa, piange, si agita, inizia ad andare in giro per tutta la casa cercando di nascondersi dalla paura. E lei, la mamma, lo segue in tutti gli angolini della casa riparati, dove il rumore è un po' attutito e l buio.
Ma chi è che urla sotto casa? Altri ragazzi che felicemente giocano. Chi se ne frega se in casa di Davide, invece si soffre. Chi se ne frega, se la mamma disperata lo coccola. "Signor Luciano, per favore, mi aiuti" così la mamma si rivolge a me quel pomeriggio e mi parla di quando il marito era in vita e che insieme all'altro figlio abitavano in una bella casa e dove venivano rispettati e Davide lo coccolavano tutti. Poi il marito è morto e lei ha dovuto lasciare la casa dove aveva passato una vita e venire in questo slum milanese……."signor Luciano, per favore, mi aiuti".
Mi parla e piange, piange….. piange….mi dice che Davide non può stare neanche un minuto insieme agli altri ragazzi perché diventano con lui crudeli, gli fanno del male per gioco, solo per divertirsi.
Mi parla e piange, piange….. piange………."quando morirò Davide rimarrà da solo" ed è disperata per lui. Non c'è una persona che difende Davide e lui urla dal dolore. Urla affinché il mondo gli voglia un pochino bene.
Davide, quando lo incontro, mi guarda con occhi dolci, ma non sa se può fidarsi o meno. Ha ricevuto da altri solo sofferenza e la mamma è lì come un angelo a proteggerlo. Spero per tanto tempo.
Ciao Davide!
mercoledì 20 giugno 2018
L'URLO GHETTIZZANTE
Che cosa contraddistingue un contesto popolare, inteso come ghetto omogeneo culturalmente e socialmente, dal fatto che mano mano che vi avvicinate, sono le urla, che prima sentite da lontano e poi sempre più forti fino a farvi impazzire dal dolore che producono al vostro cervello. Urlaaaaaaaa. Urla disperate, urla angosciate, urla rabbiose, urla piene di odio, urla che attraversano il cemento e che si schiacciano nei timpani, l'urlo violento che è violenza. Ma vince chi urla di più? Urla infantili, urla di adulti accompagnati da porco dio. Urla di ragazzi accompagnati da puttanaaaaa, frocioooooo, stronzooooo. Sapete dove siamo? Nella centralissima Milano, a pochi passi dall'Arena dove fino a poco tempo fa passeggiavano donne con il cappellino e sulle carrozze e d'estate si soffiano con il ventaglio. Ma qui è il dominio delle urla e chi non soggiace a questo dominio oltre le urla c'è il bastone impugnato da qualche vigliacco con il viso coperto dietro l'angolo. Sembra di essere in un altro tempo, invece, è il nostro tempo. E' il tempo dell'urlo che trasfigura il viso rendendolo simile ad un animale.
Venite fatevi un giro nelle case popolari di Milano. Non è necessario andare troppo lontano, in qualche sperduta periferia. No basta passeggiare e svoltare in un ghetto e vi trovare in un'altra dimensione. Devi semplicemente seguire l'urlo del ghetto e adeguarti, l'urlo di normalizza.
Venite fatevi un giro nelle case popolari di Milano. Non è necessario andare troppo lontano, in qualche sperduta periferia. No basta passeggiare e svoltare in un ghetto e vi trovare in un'altra dimensione. Devi semplicemente seguire l'urlo del ghetto e adeguarti, l'urlo di normalizza.
lunedì 18 giugno 2018
LA CASA DELLA MAMMA
Vi è mai capitato di abitare, nel corso della propria vita, nelle case popolari? Io si. Sia da ragazzo che adesso in età avanzata. Ed ho notato molte differenze da allora, ma forse è la differenza di età che mi fa vedere le cose diversamente.
Inizierò a scrivere del ghetto in cui abito, del ghetto sociale e culturale, dove la gente, la gran parte delle gente ha finito di vivere, si è spenta e si avvita su stessa.
Ma scriverò anche di Storia e pubblicherò progetti fotografici. Mi sembra che basti.
Iniziamo……..
Cosa pensate che provi una donna che ha lavorato tutta una vita, in gran parte dedicata al proprio unico figlio, il quale ad un certo punto la impacchetta e la porta in una casa di riposto per anziani e lui si prende una dolce signora con la quale ci fa un figlio. Ma si prende anche la sua casa, in cui la mamma ci aveva passato la vita, ma non ha potuto passare anche la sua vecchiaia aspettando che il buon Dio la chiamasse. No proprio no. Questo era troppo: il figlio con un bel pelo sullo stomaco la caccia di casa e si accasa lui nella stessa casa dove prima c'era la mamma.
Un figlio non proprio amorevole o forse troppo amorevole per la casa delle mamma. La mamma che adesso il buon Dio l'aspetta nella casa di riposo.
Continua…...
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