sabato 28 luglio 2012

Fattori di coesione dei gruppi

Si possono inizialmente distinguere tra i fattori di coesione di un gruppo dei fattori estrinseci, anteriori alla formazione dei singoli gruppi o dati immediatamente nel momento stesso in cui il gruppo si costituisce, e dei fattori intrinseci, propri del gruppo in quanto tale.
Tra i primi bisogna citare quelli che intervengono in tutti i gruppi istituzionali: l'influenza dei controlli sociali, la dipendenza gerarchica o funzionali di tali gruppi in un insieme più vasto (ad esempio un ufficio o una azienda).
I secondi fattori della coesione, cioè quelli intrinseci, possiamo dividerli in due grandi categorie:

     2. Fattori di ordine socio-affettivo, che comprendono motivazioni, emozioni e alcuni valori  comuni (il termine valori va inteso come urgenza risentita). Questi fattori comprendono:  

L'attrattiva di uno scopo comune che può essere più o meno chiaro a secondo dell'"età" e la natura del gruppo. Esso è vissuto in modo esaltante nei gruppi spontanei in via di formazione, mentre invece, è vissuto in modo ritualista nei gruppi istituzionali, dove può anche venir meno, non senza rischio per la coesione del gruppo medesimo. La forza di attrazione è dovuta a quanto lo "scopo comune" è adeguato al livello medio di aspirazione dei membri del gruppo.
- L'attrattiva dell'azione collettiva è il mezzo per conseguire lo scopo ed è anche una sorgente di soddisfazione per se stessa.
Il sentimento che il gruppo ha del suo progredire verso lo scopo prefissato, costituisce una mediazione tra le due attrattive suddette, e necessita, per instaurarsi, di certi successi specifici.
-L'attrattiva dell'appartenenza al gruppo è il fattore più importante ed entra in gioco sia che si tratti di una discussione, sia di un compito materiale. Sono implicate in esso componenti affettive varie quali ad esempio il sentimento di potenza, quello di  fierezza, quello di sicurezza.
Al di là di queste componenti affettive l'impulso fondamentakle è quello a comunicare, ad unirsi in qualche modo agli altri, sfuggendo all'ansia della solitudine. E' l'insieme di questi fattori che determina il processo di identificazione dei membri con il loro gruppo e l'intensità (variabile) del sentimento di "noi". Ai suoi livelli alti questo sentimento del "noi" mira ad assumere caratteri trascendentali e assoluti; si spiegano così i sacrifici personali che alcuni soggetti sono capaci e fenomeni di fanatismo. Questa identificazione tende a concretizzarsi attraverso delle espressioni simboliche: norme specifiche, canti, riti, cerimonie, ecc.
- L'attrattiva di affinità interpersonali è l'attaccamento di una persona ad un gruppo che può basarsi su delle simpatie elettive verso questo o quel membro con cui questa persona ha stabilito, o cerca di stabilire, delle relazioni di amicizia. Questa attrattiva è presente in tutti i gruppi e, a secondo dei casi, può rafforzare o minacciare gravemente le strutture formali del gruppo stesso.
- L'attrattiva dei bisogni individuali. Non c'è dubbio che la partecipazione a un gruppo può permettere all'individuo di soddisfare certi bisogni che esigono la presenza di altre persone. In questa prospettiva, il gruppo appare allora "mezzo" piuttosto che "fine". Tra questi bisogni vi possono essere: quello di esercitare potere o di subirlo, pulsioni aggressive, desiderio di prestigio, desiderio di essere accettato o considerato, desiderio di esprimere i propri sentimenti davanti agli altri, desiderio di raccontarsi compiaciutamente, desiderio di esibizionismo affettivo, ecc.
Bisogna precisare che se da una parte questi fattori possono rafforzare la coesione di un gruppo, dall'altra essi costituiscono anche una minaccia. Un gruppo che non accordi loro alcun posto, ha poco possibilità di sussistere. In compenso, i gruppi in cui i legami personali prendono il sopravvento sui legami collettivi, vedono compromessa altrettanto la loro esistenza. Lo stesso fenomeno si verifica quando i membri utilizzano essenzialmente il gruppo come mezzo per soddisfare le loro tendenze o i loro interessi personali.

     2. Fattori di ordine socio-operativi. A questo riguardo bisogna considerare:

- La distribuzione e l'articolazione dei ruoli, che dipendono contemporaneamente dalle attività perseguite e dai comportamenti dei diversi membri, con riferimento, secondo i casi, a individui o a sottogruppi destinati ad una stessa funzione. Nei gruppi in formazione, appaiono dei processi di differenziazione e di adattamento, che corrispondono all'emergere progressivo di un sistema di ruoli, più o meno nettamente definiti e articolati. Possiamo parlare di "gruppo" solo quando tale sistema di ruoli, nello stesso tempo interdipendenti e complementari, è in gradi di funzionare.
- La conduzione del gruppo e le modalità di leadership. Ciascun membro esercita un'influenza differente sia in intensità che in qualità, sul comportamento del gruppo, qualunque cosa questo faccia o non faccia. Nessuna operazione materiale o intellettuale può effettuarsi senza che emerga una figura di capo o di conduttore del gruppo. La sua relazione con gli altri membri deve essere però considerata in una prospettiva di complementarietà, poichè essa non dipende dal comportamento del "capo" soltanto, ma anche dalle esigenze variabili della situazione: scopo collettivo, aspettative e bisogni dei membri, relazioni del gruppo con il contesto esterno, ecc. In questo senso la figura del leader è legata meno alla singolarità di una persona, mentre invece è più legata alla pertinenza di una funzione di coordinamento e di stimolo e può essere oggetto, la leardership, di suddivisione o di trasferimento. Una leadership che non si concentra interamente sulla persona di un capo e si diffonde in qualche modo all'intero gruppo può far raggiungere, allo stesso, uno stato di autoregolazione.

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